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Platea1In occasione del V Forum Lavoro tenutosi a Napoli il 19 Aprile scorso, si è tornato a parlare dei contenuti della circolare n. 3/2018 con la quale l'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha ribadito  l'obbligo di applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

La circolare, condivisibile nella sua intenzione di arginare il fenomeno dei cosiddetti “contratti pirata”, appare alquanto discutibile  per gli effetti che produce: imporre alle aziende l'applicazione dei CCNL sottoscritti dalle maggiori organizzazioni sindacali, favorendo quest'ultime a discapito di altre che, comunque, esprimono ottimi livelli di contrattazione, in aperto contrasto con il principio di libertà sindacale costituzionalmente garantito. Tutto ciò in un quadro generale nel quale l'assenza di una legge sulla rappresentatività sindacale non consente di avere dati certi sulla consistenza numerica delle associazioni, ma solo opinabili dati autocertificati, generando nei professionisti grandi incertezze ed esponendo le aziende, già gravate dagli effetti della crisi economica, a recuperi contributivi molto salati che potrebbero risultare illegittimi.

Vi riproponiamo alcuni interventi raccolti nel corso del V Forum Lavoro, tra questi quello del Presidente dell’Ordine Provinciale dei Consulenti del Lavoro di Napoli, Edmondo Duraccio, il quale ha espresso il proprio dissenso rispetto al concetto di “rappresentanza comparata” delle organizzazioni sindacali quale criterio di selezione per l’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Tale modo di procedere, sottolinea il Presidente Duraccio, appare in palese contrasto con il principio costituzionalmente garantito di libertà sindacale, il modello va certamente rivisto ponendo maggiore attenzione sulla qualità dei contratti collettivi più che sugli attori negoziali. Simile la posizione espressa da Salvatore Vigorini, Presidente del Centro Studi InContra il quale ritiene che nel rispetto del pluralismo sindacale tutte le organizzazioni, a prescindere dalla loro consistenza numerica, sono titolate a sottoscrivere accordi e contratti collettivi e laddove si rendesse necessaria l’applicazione di un criterio di selezione fra i tanti contratti collettivi sottoscritti, questo non potrebbe che essere la verifica della qualità degli accordi stessi.  Anche il Presidente di CIFA – Confederazione Italiana Federazione Autonome – emergente associazione datoriale che oggi aggrega migliaia di PMI e che da anni opera per innovare le relazioni sindacali esprimendo una forte bilateralità, condivide la necessità di porre un freno al fenomeno dei “contratti pirata”, dichiarandosi in linea con quanto espresso nei giorni scorsi al convegno promosso da Confsal sulla contrattazione collettiva di qualità dal Presidente del CNEL Tiziano Treu, il quale ritiene prioritario individuare degli indicatori di qualità che valorizzino i CCNL buoni ed escludano tutti i contratti collettivi che fanno dumping.

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