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Festival del Lavoro: tavola rotonda su salario minimo e statuto dei lavoriNella cornice della IX edizione del Festival del Lavoro, iniziato ieri a Milano, il Centro Studi Incontra ha animato alle 16 una tavola rotonda con Andrea Cafà, presidente del fondo interprofessionale FonARCom, partner dell'evento, la giornalista Nunzia Penelope e l'economista Giovanni Pecci, moderati da un bravissimo Daniele Rotondo, giornalista e conduttore del Tg2.

Il titolo della tavola rotonda era "Dallo statuto dei lavori al salario minimo legale: verso un nuovo mercato del lavoro". Il dibattito è partito con un accenno ai rider e alle possibili novità politiche del nuovo Governo in tema di lavoro.

Salvatore Vigorini, a proposito dell'inquadramento professionale dei lavoratori della cosiddetta Gig Economy, ha subito centrato il cuore della questione: i rider e, in generale, i lavoratori che subiscono gli effetti dell'innovazione tecnologica sono lavoratori dipendenti o autonomi? Secondo il presidente di Incontra appartengono a un ambito nuovo che ha bisogno di tutele dal punto di vista previdenziale, di garanzie retributive e di stabilità occupazionale. La rigidità normativa che caratterizza oggi il mercato del lavoro mal si concilia con questa tipologia di lavoro e di lavoratori.

"Cambierà la figura del lavoratore, che sarà altamente specializzato, dovrà avere competenze trasversali, soft skill. Il mercato del lavoro va in quella direzione e bisogna saper guardare con occhio critico quello che si sta facendo al riguardo. Quale sarà il futuro del rapporto di lavoro inteso come prestazione lavorativa misurabile con le ore di lavoro?".

Il salario minimo, oggetto specifico della tavola rotonda, è una delle tutele che deve essere garantita a tutti i lavoratori. Alla domanda del moderatore: "Perché i sindacati sono contrari al salario minimo?" Vigorini risponde: "Il ruolo delle organizzazioni sindacali nel nostro Paese è quello di definire i livelli salariali. C'è la paura che con il salario minimo legale si sancisca la fine del contratto collettivo, quindi la fine del loro ruolo, ma così non è: esiste una via di mezzo, soprattutto in questo scenario. E' chiaro che la contrattazione nazionale inevitabilmente deve venir meno e il ruolo delle organizzazioni sindacali deve cambiare. Noi del Centro Studi Incontra crediamo che si debba riprendere lo Statuto dei Lavori, così come lo aveva ipotizzato Marco Biagi. Il salario minimo per legge significa che c'è un livello minimo di contrattazione oltre il quale non si può andare. La contrattazione deve diventare di prossimità, di vicinanza rispetto alle aziende e al posto di lavoro. E l'oggetto della contrattazione non può più essere il salario (già non lo è più), ma altri elementi come formazione, welfare, crescita professionale, salario di produttività.".

Nunzia Penelope interviene riportando l'attenzione sui rider e su tipologie di lavoro ritenute comunemente ad alta innovazione tecnologica, come nel caso di Uber. La giornalista del Fatto Quotidiano invita a non confondere l'uso della tecnologia necessaria a interagire con queste categorie di lavoratori con la vera innovazione tecnologica che, per esempio, in molte fabbriche è già realtà. E prosegue: "Il salario minimo legale ha due facce: dà i diritti a chi non ne ha, ma il rischio è che quel minimo legale diventi il salario. Rispetto alla contrattazione scendere al livello di prossimità è positivo.".

Andrea Cafà, presidente di FonARCom, rispondendo alla perplessità di Nunzia Penelope, afferma: "Purtroppo l'abilità e la competenza hanno un costo che dipende dalla domanda e dall'offerta sul mercato. Se la competenza non c'è, la si paga molto. Quando invece quella stessa competenza è di molti, si svilisce. Ed è in questo caso che esiste davvero il rischio che il salario minimo diventi il salario". E aggiunge: "Oggi c'è una crisi della rappresentatività: l'impresa non crede all'associazione di imprese e il lavoratore non crede al sindacato. Come vivere, però, il vento del cambiamento? Insieme, senza alzare paraventi, ma incanalandolo come fanno i mulini a vento. Chiediamo sinergia tra professionisti e soggetti che, come noi,  costruiscono la bilateralità.".

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