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Gig economy e regolamentazione: il caso Regione Lazio

Può una legge regionale disciplinare il lavoro digitale?

Gig economy: la legge 4/2009 della Regione LazioI contesti lavorativi sempre più destrutturati, che accompagnano il rapidissimo impatto dei cambiamenti tecnologici sul mondo del lavoro, sono chiamati ad affrontare il mutamento della stessa prestazione di lavoropiù occasionale e dinamica – a fronte di una ormai insufficiente risposta legislativa formale su scala nazionale.

Il contesto della gig economy

La struttura organizzativa tradizionale, in cui le dimensioni spazio-temporali definivano l’organizzazione del lavoro intesa in senso tradizionale, muta nella direzione di confini sfumati in termini di tempo e di luogo. Al contempo, la competitività dell’output d’impresa punta ad una più efficiente “servitizzazione”, supportata da sistemi di rete e piattaforme telematiche.

Quanto esposto finora lascia intendere quanto possa essere pericoloso ed inefficace continuare ad impiegare le medesime forme giuslavoristiche di tutela del lavoro. Così, nell’era della gig economy, i lavoratori appartenenti ad un’organizzazione rappresentata da una piattaforma (non solo riders, dunque) sono chiamati a svolgere prestazioni lavorative tra loro estremamente diversificate, la cui atipicità consente di svolgere attività da remoto, riducendo tempi e costi di intermediazione e di transazione, per via di un incontro diretto tra domanda e offerta che si risolve “just in time”.

Quest’assenza di vincoli giuridici chiari e definiti, ha destato numerosissime preoccupazioni in tema di tutela dell’autonomia individuale e del trattamento economico “al ribasso” dei lavoratori digitali (basti pensare al tema del rating reputazionale legato all’affidabilità del singolo operatore).

Il primo tema in termini di dibattito vede la contrapposizione tra natura autonoma o subordinata del rapporto di lavoro. La sottoscrizione di contratti di collaborazione coordinata e continuativa o di lavoro occasionale, così come la possibilità che i lavoratori hanno in alcuni casi di accettare o rifiutare l’incarico, hanno portato le prime pronunce giurisprudenziali a ritenere che non sussistessero i requisiti essenziali per il vincolo di subordinazione, primo tra tutti la presenza di vincoli e direttive specifici. Nondimeno, la Corte di Appello di Torino per il caso Foodora ha modificato tale impostazione, prevendendo l’applicazione dell’art. 2 del d.lgs. n. 81/2008 secondo cui a tali collaborazioni “si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato” e delle tutele previste dal CCNL della logistica.

La legge 4/2019 della Regione Lazio

In seguito ad un lungo confronto avviato dalla Regione Lazio lo scorso anno, assistiamo oggi ad un primo tentativo di regolamentazione del settore, tuttavia non esente da criticità. Il 16 aprile 2019 la Regione Lazio ha infatti pubblicato sul bollettino ufficiale la legge regionale 4/2019, con cui per la prima volta in Italia si definisce la tutela dei lavoratori digitali, la cui attività è organizzata da una piattaforma. Sintetizzandone i contenuti, i 15 articoli del testo intendono riconoscere:

  1. la tutela dei lavoratori in caso di infortunio sul lavoro e malattie professionali;
  2. l’importanza della formazione in materia di sicurezza;
  3. l’interesse nel disciplinarne la previdenza sociale e l’assicurazione per infortuni, danni a terzi e spese di manutenzione per i mezzi di lavoro a carico della piattaforma;
  4. l’esclusione del compenso a cottimo e l’introduzione di un’indennità di prenotazione nel caso in cui il mancato svolgimento della prestazione non dipenda dalla volontà del lavoratore;
  5. la definizione di una paga base (e relative premialità) da rimandare alla contrattazione collettiva.

Tale legge prevede, inoltre, la realizzazione di un Portale del lavoro digitale per consentire a lavoratori e piattaforme iscritte di godere di strumenti e contributi messi a disposizione dalla Regione Lazio. Una Consulta provvederà all'elaborazione di una Carta dei diritti dei lavoratori digitali con l'obiettivo di promuovere principi, regole e tutele, a sostegno altresì di un consumo responsabile.

La contrattazione come risposta concreta per i lavoratori digitali

L’ambiziosità di tale iniziativa, però, si scontra con alcune problematiche difficilmente trascurabili. In primo luogo, non si esaurisce la questione della natura del lavoro, disponendo che la Regione

riconosce il diritto di ogni persona ad avere un trattamento giusto ed equo in merito alle condizioni e alla sicurezza del lavoro, all’accesso alla protezione sociale e alla formazione, indipendentemente dalla tipologia e dalla durata del rapporto di lavoro.

La medesima criticità appare evidente in tema di “tutela previdenziale obbligatoria secondo quanto disposto dalla normativa nazionale”.

Inoltre, ci si domanda come, a livello regionale, si possa regolamentare un fenomeno così diffuso sul piano nazionale, originato da aziende che operano spesso su scala internazionale.

Riconoscendo la necessità di risolvere sul piano legislativo una questione ormai largamente diffusa, così come la progressiva difficoltà nel catturare all’interno di modelli rigidi una realtà variegata come quella in esame (si veda, il binomio lavoro subordinato/lavoro autonomo), appare evidente che un’infrastruttura trasparente debba essere creata a livello sistemico.

Allo stesso modo, le forme di lavoro di cosiddetta “nuova generazione” richiedono risposte concrete, la cui soluzione può essere ritrovata in una contrattazione collettiva di qualità, in grado non solo di riconoscere e risolvere praticamente i fabbisogni di settore, ma anche di individuare quelle caratteristiche tipiche di queste nuove figure professionali.

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